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INVIATI SPECIALI ALLA MORTE
 di Arnaldo Capilli


Raffaele Ciriello



 

 







 

 

 


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L’efferata uccisione di Raffaele Ciriello, fotoreporter freelance ed inviato del Corriere della Sera, avvenuta il 14 marzo nel centro abitato della città di Ramallah, in Cisgiordania, ci ricorda quelle di Maria Grazia Cutuli in Afghanistan e di Ilaria Alpi in Somalia.

Sono episodi che vedono inviati, giornalisti di guerra e fotoreporter, con  la passione e l'impegno di informare il mondo delle gravi atrocità commesse, cadere nell'esercizio della loro professione.

Ma a parte questa descrizione che può apparire cruda, non possiamo esimerci da dare le nostre più sincere condoglianze alla famiglia di Raffaele e al Corriere della Sera.

Ciriello, sposato, con una figlia piccola, era un medico con la passione per il giornalismo che, abbandonato il suo lavoro legato alla quotidianità, comincia ad interessarsi dei problemi del terzo mondo, approda in Africa, poi in Ruanda, sbarca in Kossovo, passa in Afghanistan e poi in quella regione che in questo inizio di secolo è la più pericolosa della terra: il Medio Oriente.

Dove i morti si sprecano, la vita umana non vale niente, nemmeno quella dei giornalisti.

Dopo dieci anni di Intifada (in arabo: pulizia, disinfestazione), Raffaele Ciriello trova un clima in cui gli esponenti di Al-Fatah (la riscossa)  pretendono di liberare la Palestina dagli israeliani, ritenuti invasori.

Prima con le pietre, poi con i kamikaze imbottiti di tritolo.

La rivolta sfugge di mano ad Arafat che dopo aver scelto l’alleanza con Saddam Hussein ritorna sui suoi passi e cerca un accordo con gli israeliani, ma è troppo tardi: i gruppi estremistici prendono la mano e gestiscono a modo loro l’Intifada.

Israele reagisce e dopo il governo del laburista Barak, con libere elezioni si affida a Sharon - ex generale compagno di Moshè Dayan - conservatore e falco del partito della destra sionista Likud.

E’ la rottura di ogni negoziato.

La terra che ha visto Gesù Cristo vivere, morire, portare il suo messaggio di pace, è da anni teatro di una guerra assurda, di inutili rappresaglie, di una follia collettiva allo stato puro.

Possibile che né gli Stati Uniti né l’Europa né l’ONU si muovano una volta per tutte con incisività, determinazione ed autorità (e non gli mancano certo potere, modi e maniere!), per far cessare questo inveterato, illogico ed assurdo massacro?  

Ci vuole ben altro che riprendere l’ennesimo negoziato, fallito forse prima ancora che inizi. Ci vuole un’autorità super partes che prenda in mano le redini e decida per le loro, volenti o nolenti.

Quanti altri morti fra colleghi, bambini, donne, semplici cittadini di quelle terre, dobbiamo aspettarci nel frattempo?

Dov’è quel nuovo ordine internazionale tanto sbandierato?

Da parte nostra, possiamo solo dire, con rammarico, che il pericolo è all’ordine del giorno per chi, preso da quell'ardore che si chiama verità, rischiando la pelle, ci informa con assiduità e dedizione di cosa succede in quelle parti del mondo dove si combatte e talvolta, purtroppo, non torna più, come accaduto a Raffaele Ciriello, a Maria Grazia Cutuli, a Ilaria Alpi e a tanti altri.

A loro e alle rispettive famiglie, con l’amaro in bocca ed uno sconcertante senso di impotenza, il nostro ringraziamento e tutto l’onore al merito da parte dei nostri lettori.

 17 marzo 2002