Ministero per gli Italiani nel mondo

MOMENTO-SERA  Quotidiano di Informazioni.

Fondato nel 1946



LE NUBI SU CASA PUTIN

di Maurizio Arseni

 
 

Vladimir Putin




















 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 




















 

 

 

 

 

 

 





Top page
Mappa del sito

A giudicare dai commenti di diverse testate internazionali sulla parata militare di lunedì sulla Piazza Rossa, l’impressione è che molti giornalisti presenti all’evento abbiano avuto qualche difficoltà a cogliere il reale significato della sfilata svoltasi davanti ai 57 capi di stato giunti a Mosca per celebrare il sessantesimo anniversario della vittoria dei russi sul nazismo.

Quasi tutta la stampa si è chiesta: stiamo assistendo ad una celebrazioni di fatti passati o si tratta della presentazione della Russia che verrà?

Non mancano i motivi per giustificare questo dubbio.

Da qualche anno il leader moscovita continua ad accentrare su di sé  sempre più poteri, delega pochissimo e soltanto ad alcuni suoi fedelissimi consiglieri. Governando ormai il paese da oligarca, ha annullato le elezioni in numerose regioni del paese nominando egli stesso i governatori, ha tentato invano di influenzare quelle ucraine imponendo un proprio candidato, ha quasi eliminato l’opposizione, controlla tutti i media e ora c’è il forte rischio che possa escogitare qualche modifica del sistema elettorale per garantirsi la riconferma alle prossime elezioni nel 2008.

Washington osserva con attenzione l’evolversi della situazione, denuncia quello che viene definito un “ritardo” di  democrazia ma continua a vedere nella Russia un paese amico “che ha sofferto moltissimo” con un “popolo coraggioso  per i sacrifici che ha compiuto”. Analisti come Charles Kupchan, professore  alla George Washington University e consigliere politico nell’amministrazione  Clinton, prevedono che gli ammonimenti di Bush al suo amico russo saranno utili ma nessuno si aspetta che Putin faccia qualche passo indietro su alcune  provvedimenti autoritari assunti negli ultimi anni.

Ma la Russia di oggi è un paese ancora in cerca della propria identità dopo gli anni della dittatura comunista e chiede aiuto all’America per ritornare a contare nelle stanze dei bottoni dei palazzi della politica internazionale.

Dopo l’ingresso nella NATO nel maggio 2002, Mosca sta esercitando forti pressioni sugli Stati Uniti per essere ammessa nel WTO, organizzazione che muove le fila dell’intero commercio globale.

Bush ha accettato l’invito a partecipare alla manifestazione di lunedì per ringraziare Putin dell’appoggio ricevuto in Iraq ed in Afghanistan. Domenica, prima di incontrare privatamente Putin nella dacia di Novo Ogariovo, ha tenuto a sottolineare la buona salute dei rapporti tra i due paesi augurandosi di continuare “a fare tanto insieme”. Posizione non condivisa da una parte del partito repubblicano che ha proposto al congresso di espellere la Russia dal G8 prima che venga accettata la candidatura di Mosca  ad ospitare il vertice del 2006 (quello di quest’anno si svolgerà in Scozia).

Lo stesso giorno della parata il quotidiano finanziario inglese Financial Times ha pubblicato una lettera di protesta contro la parata della Piazza Rossa indirizzata a tutti i leader invitati da Putin e firmata da intellettuali e personalità della politica internazionale come l’ex presidente della Repubblica Ceca Vaclav Halev ed il presidente della Lega internazionale per i diritti umani Scott Horton. Stupiti nel vedere “uno dei regimi meno democratici e più repressivi d’Europa ospitare un’assemblea dei dirigenti di paesi democratici per celebrare la liberazione del continente” denunciano il declino dei principi di democrazia e giustizia “come dimostrato dalla persecuzione selettiva di cittadini che hanno cercato di liberalizzare il sistema politico ed economico del paese”. Chiaro riferimento a Mikhail Khodorkovsky, ex magnate nel settore petrolifero e soprattutto membro dell’opposizione, ora è in attesa di sentenza per una presunta frode fiscale.

Anatol Lieven, membro Carnegie Endowment for International Peace, importante think-tank della politica estera di Washington, in un articolo pubblicato a febbraio dalla rivista Foreign Policy, è convinto che dovrà passare una generazione per permettere alla Russia di assimilare totalmente i concetti di democrazia e che solo un governo semiautoritario come quello di Putin può far raggiungere l’obiettivo. 

Ipotesi interessante ma subito smontata dalla recente intervista concessa da Putin alla CBS nel corso del programma di approfondimento “60 minutes”.

“E’ senza dubbio il fatto che la gente abbia scelto la democrazia e che l’idea  di democrazia occupi un posto importante nella mente delle persone” ha dichiarato il presidente aggiungendo  che la democrazia (come in Iraq) “non può esportarsi altrove ma deve essere il frutto dello sviluppo nazionale interno ad una determinata società”.

Sempre nella stessa intervista il presidente si è esibito in una vera e propria lezione di democrazia per il popolo americano. “Il vostro presidente – ha dichiarato Putin - è eletto attraverso il voto diretto dell'intera popolazione e ciò potrebbe essere persino più democratico, ma votano per eleggere i grandi elettori, che sono poi coloro i quali votano per i candidati alla Presidenza"

Oltre alla stoccata sui presunti difetti del meccanismo elettorale americano, Putin ha rievocato le controverse elezioni del 2000 “dove nel processo politico fu coinvolto l'ordinamento giudiziario” con la sentenza della Corte Suprema Federale che sancì la vittoria di Bush.

Intanto il tessuto sociale del paese cambia. A causa del basso tasso di natalità, della diffusione delle malattie causate dalla fame o dall’alcolismo, la Russia passerà nei prossimi 50 anni dagli attuali 146 milioni a 104 milioni di abitanti. Aumenta la corruzione a tutti i livelli e si amplia il divario tra ricchi e poveri spingendo qualcuno a rimpiangere gli anni bui della collettivizzazione.

Schiacciato tra la diffidenza di buona parte della comunità internazionale e dai problemi interni, tocca ora a Putin voltar pagina facendo rivivere l’autoritaria e repressiva Unione Sovietica soltanto durante l’annuale festa del 9 maggio, o riproporre quelle idee in salsa liberista nei prossimi anni.   

Roma, 15 maggio 2005

(m.arseni@momentosera.com)