A
giudicare dai commenti di diverse testate internazionali sulla parata
militare di lunedì sulla Piazza Rossa, l’impressione è che molti
giornalisti presenti all’evento abbiano avuto qualche difficoltà a
cogliere il reale significato della sfilata svoltasi davanti ai 57 capi
di stato giunti a Mosca per celebrare il sessantesimo anniversario della
vittoria dei russi sul nazismo.
Quasi
tutta la stampa si è chiesta: stiamo assistendo ad una celebrazioni di
fatti passati o si tratta della presentazione della Russia che verrà?
Non
mancano i motivi per giustificare questo dubbio.
Da
qualche anno il leader moscovita continua ad accentrare su di sé sempre
più poteri, delega pochissimo e soltanto ad alcuni suoi fedelissimi
consiglieri. Governando ormai il paese da oligarca, ha annullato le
elezioni in numerose regioni del paese nominando egli stesso i
governatori, ha tentato invano di influenzare quelle ucraine imponendo
un proprio candidato, ha quasi eliminato l’opposizione, controlla
tutti i media e ora c’è il forte rischio che possa escogitare qualche
modifica del sistema elettorale per garantirsi la riconferma alle
prossime elezioni nel 2008.
Washington
osserva con attenzione l’evolversi della situazione, denuncia quello
che viene definito un “ritardo” di
democrazia ma continua a vedere nella Russia un paese amico
“che ha sofferto moltissimo” con un “popolo coraggioso per
i sacrifici che ha compiuto”. Analisti come Charles
Kupchan, professore alla
George Washington University e consigliere politico
nell’amministrazione Clinton,
prevedono che gli ammonimenti di Bush al suo amico russo saranno utili
ma nessuno si aspetta che Putin faccia qualche passo indietro su alcune
provvedimenti autoritari assunti negli ultimi anni.
Ma
la Russia di oggi è un paese ancora in cerca della propria identità
dopo gli anni della dittatura comunista e chiede aiuto all’America per
ritornare a contare nelle stanze dei bottoni dei palazzi della politica
internazionale.
Dopo
l’ingresso nella NATO nel maggio 2002, Mosca sta esercitando forti
pressioni sugli Stati Uniti per essere ammessa nel WTO, organizzazione
che muove le fila dell’intero commercio globale.
Bush
ha accettato l’invito a partecipare alla manifestazione di lunedì per
ringraziare Putin dell’appoggio ricevuto in Iraq ed in Afghanistan.
Domenica, prima di incontrare privatamente Putin nella dacia di Novo
Ogariovo, ha tenuto a sottolineare la buona salute dei rapporti tra i
due paesi augurandosi di continuare “a fare tanto insieme”.
Posizione non condivisa da una parte del partito repubblicano
che ha proposto al congresso di espellere la Russia dal G8 prima che
venga accettata la candidatura di Mosca
ad ospitare il vertice del 2006 (quello di quest’anno si
svolgerà in Scozia).
Lo
stesso giorno della parata il quotidiano finanziario inglese Financial
Times ha pubblicato una lettera di protesta contro la parata della
Piazza Rossa indirizzata a tutti i leader invitati da Putin e firmata da
intellettuali e personalità della politica internazionale come l’ex
presidente della Repubblica Ceca Vaclav Halev ed il presidente della
Lega internazionale per i diritti umani Scott Horton. Stupiti nel vedere
“uno dei regimi meno democratici e più repressivi d’Europa ospitare
un’assemblea dei dirigenti di paesi democratici per celebrare la
liberazione del continente” denunciano il declino dei principi di
democrazia e giustizia “come dimostrato dalla persecuzione selettiva
di cittadini che hanno cercato di liberalizzare il sistema politico ed
economico del paese”. Chiaro riferimento a Mikhail Khodorkovsky, ex magnate nel
settore petrolifero e soprattutto membro dell’opposizione, ora è in
attesa di sentenza per una presunta frode fiscale.
Anatol Lieven, membro Carnegie Endowment for International Peace,
importante think-tank della politica estera di Washington, in un
articolo pubblicato a febbraio dalla rivista Foreign Policy, è convinto
che dovrà passare una generazione per permettere alla Russia di
assimilare totalmente i concetti di democrazia e che solo un governo
semiautoritario come quello di Putin può far raggiungere l’obiettivo.
Ipotesi interessante ma subito smontata dalla recente intervista
concessa da Putin alla CBS nel corso del programma di approfondimento
“60 minutes”.
“E’
senza dubbio il fatto che la gente abbia scelto la democrazia e che
l’idea di democrazia
occupi un posto importante nella mente delle persone” ha dichiarato il
presidente aggiungendo che
la democrazia (come in Iraq) “non può esportarsi altrove ma deve essere il frutto dello sviluppo nazionale
interno ad una determinata società”.
Sempre
nella stessa intervista il presidente si è esibito in una vera e
propria lezione di democrazia per il popolo americano. “Il vostro presidente –
ha dichiarato Putin - è eletto attraverso il voto diretto dell'intera
popolazione e ciò potrebbe essere persino più democratico, ma votano
per eleggere i grandi elettori, che sono poi coloro i quali votano per i
candidati alla Presidenza"
Oltre alla stoccata sui presunti difetti del
meccanismo elettorale americano, Putin ha rievocato le controverse
elezioni del 2000 “dove nel processo politico fu coinvolto
l'ordinamento giudiziario” con la sentenza della Corte Suprema
Federale che sancì la vittoria di Bush.
Intanto il tessuto sociale del paese cambia. A causa
del basso tasso di natalità, della diffusione delle malattie causate
dalla fame o dall’alcolismo, la Russia passerà nei prossimi 50 anni
dagli attuali 146 milioni a 104 milioni di abitanti. Aumenta la corruzione a tutti i livelli e si amplia
il divario tra ricchi e poveri spingendo qualcuno a rimpiangere gli anni
bui della collettivizzazione.
Schiacciato
tra la diffidenza di buona parte della comunità internazionale e dai
problemi interni, tocca ora a Putin voltar pagina facendo rivivere
l’autoritaria e repressiva Unione Sovietica soltanto durante
l’annuale festa del 9 maggio, o riproporre quelle idee in salsa
liberista nei prossimi anni.
Roma, 15 maggio 2005
(m.arseni@momentosera.com)