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DUE POPOLI UNA TRAGEDIA
 di Pierangelo Sanzo






 

 







 

 

 



Cenni storici


















La spirale di violenza che imperversa in Medio Oriente ormai ci sta spingendo verso un baratro che giorno dopo giorno, da quasi 50 anni, è stato scavato con dovizia da entrambe le parti.

Oggi, la soluzione pacifica, più volte auspicata da tutti sembra essere la più improbabile e la più lontana. Le radici dell’odio sono state concimate con il sangue ormai da troppo tempo perché si possano estirpare facilmente.

Le flebili speranze di risoluzione del conflitto sono affidate alle mani di due personaggi che anziché portare i loro rispettivi popoli verso una la fine  degli scontri, stanno conducendoli verso la carneficina.

Sharon con la sua ottusa intransigenza militaristica da una parte, e Arafat un ex terrorista vestito da politico dall’altra, stanno regolando un conto personale a spese della loro gente.

Al fanatismo assurdo di alcune frange di  palestinesi  che si fanno saltare in aria imbevuti di  promesse religiose, a cui Arafat non ha mai saputo, o voluto porre freno, risponde con violenza l’esercito israeliano pressato dagli ordini di uno Sharon sempre più convinto che non vi siano altre strade da percorrere.  E alla gente comune non rimane che contare i propri morti giorno dopo giorno.

E’ ora che Arafat comprenda che il suo ruolo non serve più. Poco era servito prima quando era clandestino, nulla adesso da uomo politico. Anche se non va più in giro con la pistola non significa che la sua figura sia ancora da considerarsi l’espressione del popolo palestinese. Lo dimostrano i numerosi appelli fatti da Arafat per un cessate il fuoco indirizzati ai gruppi estremisti e regolarmente caduti nel vuoto. E così  i martiri  continuano a farsi saltare in aria con il loro carico d’odio e tritolo, mostrando a tutti l’incapacità di Arafat di essere la guida politica del popolo palestinese.

Ed è ora che gli Israeliani dimentichino ex militari e generali guerrafondai, e trovino presto nel panorama politico un altro Rabin, l’unico vero uomo che ha avuto il coraggio di stringere le mani al nemico numero uno del suo popolo, quello stesso Arafat che solo da poco è per convenienza aveva riconosciuto il diritto all’esistenza d’Israele, dopo averlo negato da sempre.

Ecco di cosa ha bisogno quella terra martoriata, di uomini con la consapevolezza che parlare con la controparte non significhi perdere prestigio, bensì guadagnarlo. Uomini come Rabin, così come Sadat, che sono stati uccisi perché colpevoli di volere la pace, colpevoli di essere lungimiranti e aver capito che l’unica soluzione a questa tragedia è quella di abbandonare le posizioni incancrenite di questi ultimi 50 anni e provare a dialogare .

Non credo che mediatori internazionali e appelli accorati da parte di una comunità internazionale incapace di rendersi conto di quello che sta per succedere se non vi si pone rimedio subito, possano essere di nessuna utilità se non cambieranno gli uomini che con le loro scellerate posizioni stanno conducendo quella regione verso l’abisso di un nuovo genocidio.

 

12 marzo 2002