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Il
Tribunale del Riesame di Napoli ha revocato
le ordinanze di
Custodia
cautelare nei confronti
dei funzionari di Polizia arrestati
Dopo
l’arresto a Napoli di alcuni funzionari di Polizia per i fatti del Global
Forum di marzo 2001, il Paese ha assistito ancora una volta allo squallido e
vergognoso scambio di accuse tra poteri dello Stato, tra magistratura e
forze dell’ordine, tra destra e sinistra, totalmente incuranti della
pessima figura messa in scena davanti ai cittadini.
L’atmosfera
era diventata così rovente da rendere necessario il duro monito di Ciampi,
a difesa sia della magistratura che della polizia, entrambi “patrimonio
comune del Paese”.
Ricostruiamo
brevemente i fatti salienti della vicenda.
Un mese fa,
alcuni Sostituti Procuratori della Repubblica di Napoli avevano richiesto
l’emissione di otto ordinanze di custodia cautelare agli arresti
domiciliari nei confronti di altrettanti funzionari ed agenti di Polizia,
presunti rei di aver commesso abusi e violenze a danno di alcuni
partecipanti alle manifestazioni avvenute a Napoli in occasione del Global
Forum del 2001, poi degenerate in scontri.
Il
Procuratore Capo di Napoli, Agostino Cordova, ha immediatamente fatto
sapere che era nettamente contrario a tali provvedimenti, ritenuti eccessivi
sia per i ruoli ricoperti dagli indagati, sia perché non ne sussistevano
– a suo giudizio – i necessari presupposti, a distanza di oltre un anno.
Il GIP ha
però dato ragione ai Pm emettendo le ordinanze di arresto.
Ne è
derivata una bufera, che ha coinvolto tutte le Istituzioni, compreso il CSM,
assurto ovviamente a difensore dei magistrati titolari dell’inchiesta.
Dal canto
loro, alcuni esponenti del Governo hanno espresso molte riserve sul modo di
condurre l’operazione, dalla quale ne sarebbe inevitabilmente derivato un
notevole ed ingiustificato discredito per le Forze di polizia, impegnate
incessantemente in quella terra ad altissima diffusione criminale.
In linea
con la sua noiosa strategia di cavalcare la demagogica onda ormai infranta,
la sinistra si è affrettata a schierarsi con la magistratura,
dimenticandosi però che, a marzo 2001, erano proprio loro al Governo e che
evidentemente non sono stati capaci di prevenire la situazione
determinatasi, per una palese sottovalutazione del problema.
Se prima di
parlare, si pensasse un po’, forse sarebbe meglio.
Le
trasmissioni televisive di approfondimento informativo, escluse quelle
notoriamente faziose, hanno ben rappresentato tutta la gravità della
situazione.
Oggi, il
Tribunale del Riesame di Napoli ha revocato le ordinanze di custodia
cautelare.
Per
impostazione sia personale che professionale, come nel caso di Cogne, prima
di commentare la vicenda, ho aspettato in religioso silenzio la sentenza di
questa Autorità giudiziaria.
Senza
entrare nel merito dell’inchiesta, il corollario che ne deriva è quanto
mai inquietante. Tutto la bagarre a cui abbiamo assistito dimostra purtroppo
che in Italia sempre più spesso si assiste a sconfinamenti ed invasioni di
campo da parte di un potere dello Stato nei confronti di un altro, con gravi
ripercussioni e conflitti tra competenze, che inficiano la nota teoria di
Montesquiet sulla ripartizione dei poteri.
Il
Parlamento, rappresentativo della sovranità popolare, deve esercitare il
potere legislativo nella più assoluta libertà, senza condizionamenti o
pressioni di parte.
Ciò non
vuol dire che assurge a tiranno e che non debba prestare attenzione o
ascoltare le varie argomentazioni, ma alla fine compete ad esso di
legiferare ed al Capo dello Stato di emanare i relativi provvedimenti.
Alla
magistratura è costituzionalmente riservato l’esclusivo compito di
applicare la legge ed i provvedimenti licenziati dal parlamento e non anche
quello, anomalo e conflittuale, di criticarle, soprattutto nella fase di
ideazione e progettazione, arrivando addirittura, in caso di disaccordo,
alla plateale protesta nella forma dello sciopero.
“I
giudici sono soggetti soltanto alla legge”, prescrive l’art. 101 della
Costituzione italiana, il quale non riporta anche di dover ingerirsi nelle
autonome scelte parlamentari.
Tutto ciò
nasce dal chiaro attacco al Governo e al Parlamento da parte della
Magistratura, contraria all’approvazione dei provvedimenti che la
riguardano, tra i quali è prevista la verifica dell’aggiornamento
professionale, della preparazione, e dell’operato dei giudici dopo alcuni
anni di attività, com’è normale che sia.
La reazione
è arrivata addirittura a brandire lo sciopero come arma di pressione, per
non perdere le proprie prerogative e privilegi, agitando la demagogica
storiella della sottomissione all’Esecutivo e dell’attentato
all’indipendenza della magistratura.
Ma come?
Quando erano gli avvocati a scioperare per le assurde condizioni di lavoro
causate dalla completa disorganizzazione degli Uffici giudiziari, si
levarono in cattedra alcuni giudici affermando che lo sciopero era
illegittimo perché, pur non essendo retribuiti dallo Stato, gli avvocati
erano parificati ad “incaricati di un pubblico servizio”.
Stendendo
un velo pietoso su una simile corbelleria, ricordiamo che, in base alla
legge n. 117/88 sulla responsabilità civile dei giudici, se il magistrato
sbaglia non paga personalmente per il proprio errore, colpevole od
incolpevole che sia, a differenza di tutti gli altri, ma paga lo Stato
(evento più unico che raro, ndr), cioè il cittadino.
Non vi
sembra abbastanza? Non vi pare un privilegio enorme rispetto ai comuni
mortali?
Ma non
fraintendiamo: alla magistratura deve andare tutto il necessario rispetto
per un servizio importante reso allo Stato, a rischio talvolta della propria
vita.
Riguardo
alla Polizia ed alle Forze dell’ordine in genere, ad essi competono il
mantenimento dell’ordine pubblico e le funzioni delegate dall’Autorità
giudiziaria per l’espletamento delle indagini.
Anch’esso
è un lavoro duro, svolto fino all’estremo sacrificio della vita, e
purtroppo, a differenza dei magistrati e dei politici, vergognosamente poco
retribuito.
Indubbiamente,
come dappertutto, anche nelle Forze dell’ordine sono presenti elementi
facinorosi, fanatici, che abusando del proprio potere commettono ingiustizie
e soprusi, violenze fisiche e psicologiche.
Ma da qui a
fare di tutta un’erba un fascio ce ne corre!
E’ un
problema di formazione, di educazione e di cultura.
Chi ha più
intelligenza la usi e vedrete che non basta avere due gradi sulle mostrine
per credersi un Padre eterno.
Comincino i
cittadini a conoscere ed a far valere i loro diritti e vedrete che le Forze
dell’ordine staranno più attente a non abusare del loro potere.
Si
rivolgano ad un avvocato nel caso abbiano subito un torto, il quale li
consiglierà se sussistono i presupposti per procedere o meno e vedrete che
le cose cambieranno.
Non
dimentichiamoci però che a Napoli come a Genova, quello a cui abbiamo
assistito non erano manifestazioni pacifiche, ma vere e proprie azioni di
guerra.
Ed in
guerra si combatte, non si chiede gentilmente di “favorire i documenti”.
La
conclusione è una sola e valga per tutti: si rientri nei ranghi,
occupandosi delle proprie esclusive competenze, senza sconfinamenti o
invasioni di quelle altrui.
Roma,11 maggio 2002
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