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RIENTRARE NEI RANGHI !
di Luigi Piccarozzi


Iustitia







Iniustitia




 

 

 

 

 

 






 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 











 



















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Il Tribunale del Riesame di Napoli ha revocato
le ordinanze di
Custodia cautelare nei confronti
dei funzionari di Polizia arrestati

Dopo l’arresto a Napoli di alcuni funzionari di Polizia per i fatti del Global Forum di marzo 2001, il Paese ha assistito ancora una volta allo squallido e vergognoso scambio di accuse tra poteri dello Stato, tra magistratura e forze dell’ordine, tra destra e sinistra, totalmente incuranti della pessima figura messa in scena davanti ai cittadini.

L’atmosfera era diventata così rovente da rendere necessario il duro monito di Ciampi, a difesa sia della magistratura che della polizia, entrambi “patrimonio comune del Paese”.

Ricostruiamo brevemente i fatti salienti della vicenda.

Un mese fa, alcuni Sostituti Procuratori della Repubblica di Napoli avevano richiesto l’emissione di otto ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti funzionari ed agenti di Polizia, presunti rei di aver commesso abusi e violenze a danno di alcuni partecipanti alle manifestazioni avvenute a Napoli in occasione del Global Forum del 2001, poi degenerate in scontri.

Il Procuratore Capo di Napoli, Agostino Cordova, ha immediatamente fatto sapere che era nettamente contrario a tali provvedimenti, ritenuti eccessivi sia per i ruoli ricoperti dagli indagati, sia perché non ne sussistevano – a suo giudizio – i necessari presupposti, a distanza di oltre un anno.

Il GIP ha però dato ragione ai Pm emettendo le ordinanze di arresto.

Ne è derivata una bufera, che ha coinvolto tutte le Istituzioni, compreso il CSM, assurto ovviamente a difensore dei magistrati titolari dell’inchiesta.

Dal canto loro, alcuni esponenti del Governo hanno espresso molte riserve sul modo di condurre l’operazione, dalla quale ne sarebbe inevitabilmente derivato un notevole ed ingiustificato discredito per le Forze di polizia, impegnate incessantemente in quella terra ad altissima diffusione criminale.

In linea con la sua noiosa strategia di cavalcare la demagogica onda ormai infranta, la sinistra si è affrettata a schierarsi con la magistratura, dimenticandosi però che, a marzo 2001, erano proprio loro al Governo e che evidentemente non sono stati capaci di prevenire la situazione determinatasi, per una palese sottovalutazione del problema.

Se prima di parlare, si pensasse un po’, forse sarebbe meglio.

Le trasmissioni televisive di approfondimento informativo, escluse quelle notoriamente faziose, hanno ben rappresentato tutta la gravità della situazione.

Oggi, il Tribunale del Riesame di Napoli ha revocato le ordinanze di custodia cautelare.

Per impostazione sia personale che professionale, come nel caso di Cogne, prima di commentare la vicenda, ho aspettato in religioso silenzio la sentenza di questa Autorità giudiziaria.

Senza entrare nel merito dell’inchiesta, il corollario che ne deriva è quanto mai inquietante. Tutto la bagarre a cui abbiamo assistito dimostra purtroppo che in Italia sempre più spesso si assiste a sconfinamenti ed invasioni di campo da parte di un potere dello Stato nei confronti di un altro, con gravi ripercussioni e conflitti tra competenze, che inficiano la nota teoria di Montesquiet sulla ripartizione dei poteri.

Il Parlamento, rappresentativo della sovranità popolare, deve esercitare il potere legislativo nella più assoluta libertà, senza condizionamenti o pressioni di parte.

Ciò non vuol dire che assurge a tiranno e che non debba prestare attenzione o ascoltare le varie argomentazioni, ma alla fine compete ad esso di legiferare ed al Capo dello Stato di emanare i relativi provvedimenti.

Alla magistratura è costituzionalmente riservato l’esclusivo compito di applicare la legge ed i provvedimenti licenziati dal parlamento e non anche quello, anomalo e conflittuale, di criticarle, soprattutto nella fase di ideazione e progettazione, arrivando addirittura, in caso di disaccordo, alla plateale protesta nella forma dello sciopero.

“I giudici sono soggetti soltanto alla legge”, prescrive l’art. 101 della Costituzione italiana, il quale non riporta anche di dover ingerirsi nelle autonome scelte parlamentari.

Tutto ciò nasce dal chiaro attacco al Governo e al Parlamento da parte della Magistratura, contraria all’approvazione dei provvedimenti che la riguardano, tra i quali è prevista la verifica dell’aggiornamento professionale, della preparazione, e dell’operato dei giudici dopo alcuni anni di attività, com’è normale che sia.

La reazione è arrivata addirittura a brandire lo sciopero come arma di pressione, per non perdere le proprie prerogative e privilegi, agitando la demagogica storiella della sottomissione all’Esecutivo e dell’attentato all’indipendenza della magistratura.

Ma come? Quando erano gli avvocati a scioperare per le assurde condizioni di lavoro causate dalla completa disorganizzazione degli Uffici giudiziari, si levarono in cattedra alcuni giudici affermando che lo sciopero era illegittimo perché, pur non essendo retribuiti dallo Stato, gli avvocati erano parificati ad “incaricati di un pubblico servizio”.

Stendendo un velo pietoso su una simile corbelleria, ricordiamo che, in base alla legge n. 117/88 sulla responsabilità civile dei giudici, se il magistrato sbaglia non paga personalmente per il proprio errore, colpevole od incolpevole che sia, a differenza di tutti gli altri, ma paga lo Stato (evento più unico che raro, ndr), cioè il cittadino.

Non vi sembra abbastanza? Non vi pare un privilegio enorme rispetto ai comuni mortali?

Ma non fraintendiamo: alla magistratura deve andare tutto il necessario rispetto per un servizio importante reso allo Stato, a rischio talvolta della propria vita.

Riguardo alla Polizia ed alle Forze dell’ordine in genere, ad essi competono il mantenimento dell’ordine pubblico e le funzioni delegate dall’Autorità giudiziaria per l’espletamento delle indagini.

Anch’esso è un lavoro duro, svolto fino all’estremo sacrificio della vita, e purtroppo, a differenza dei magistrati e dei politici, vergognosamente poco retribuito.

Indubbiamente, come dappertutto, anche nelle Forze dell’ordine sono presenti elementi facinorosi, fanatici, che abusando del proprio potere commettono ingiustizie e soprusi, violenze fisiche e psicologiche.

Ma da qui a fare di tutta un’erba un fascio ce ne corre!

E’ un problema di formazione, di educazione e di cultura.

Chi ha più intelligenza la usi e vedrete che non basta avere due gradi sulle mostrine per credersi un Padre eterno.

Comincino i cittadini a conoscere ed a far valere i loro diritti e vedrete che le Forze dell’ordine staranno più attente a non abusare del loro potere.

Si rivolgano ad un avvocato nel caso abbiano subito un torto, il quale li consiglierà se sussistono i presupposti per procedere o meno e vedrete che le cose cambieranno.

Non dimentichiamoci però che a Napoli come a Genova, quello a cui abbiamo assistito non erano manifestazioni pacifiche, ma vere e proprie azioni di guerra.

Ed in guerra si combatte, non si chiede gentilmente di “favorire i documenti”.

La conclusione è una sola e valga per tutti: si rientri nei ranghi, occupandosi delle proprie esclusive competenze, senza sconfinamenti o invasioni di quelle altrui.

Roma,11 maggio 2002