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Abbiamo
detto e scritto sull'assassinio del professor Marco
Biagi e
del suo tanto "odiato" Libro
Bianco,
visibile anche sul nostro sito nella sezione documenti dell'archivio.
Non
mi ripeterò ulteriormente, ma i fatti di questi giorni e le polemiche
sull'art. 18 portano
ad una riflessione ulteriore, per sanare i dubbi che qualcuno ancora
può nutrire.
Noi
non possiamo ovviamente essere il megafono del Governo, ma il problema
dell'articolo 18 sembra essere il tabù dei tabù per i prossimi 20
anni come del resto lo è stato a suo tempo il divorzio, l'aborto, la
droga.
Ci
domandiamo se gli
asseriti tribuni, difensori della classe operaia, ci capiscano ancora
qualcosa al riguardo.
Ci
domandiamo, per esempio, perché per i sindacati, con la legge n. 108
del 1990, sia stato abolito quanto prescritto da questo articolo.
I
dipendenti dei sindacati, degli enti ecclesiastici, delle associazioni
culturali ecc. possono infatti essere licenziati senza giusta causa e
non solo quelli con cui si instaura, a dire dei dirigenti
sindacalisti, un rapporto di fiducia, ma anche per tutti gli altri,
semplici impiegati, magazzinieri, tecnici.
Il
sindacato, con una legge del 1977, sembra aver beneficiato inoltre
degli alloggi ed immobili già appartenuti alle tanto odiate
Corporazioni in auge nel regime fascista.
Vorrei
inoltre richiamare alla riflessione prendendo come spunto un articolo
apparso giorni fa su un quotidiano siciliano a firma del Ministro
della Difesa Antonio Martino, che denunciava lo spreco economico della
manifestazione del 26 marzo e le dichiarazioni del Presidente della
Corte costituzionale Caianiello.
In
questa polemica, si è voluto denunciare come i sindacati abbiano
fatto uso di finanziamenti pubblici per organizzare una manifestazione
politica, oltre a ricorrere alla "spontanea" elargizione di
somme da parte degli aderenti.
Non
a caso Caianiello, in una intervista ad una radio nazionale, rilevava
come ci sia uno stravolgimento delle funzioni del sindacato chiamato a
difendere i lavoratori, beneficiario di oltre 1000 miliardi di
finanziamenti pubblici e poi di fatto finanziatore di manifestazioni
di tipica marca politica ed antigovernativa.
Il
Presidente della Consulta evidenziava che si pone un problema di
alterazione del principio stabilito dall'articolo 49 della
Costituzione che invita i cittadini alla partecipazione alla vita
politica del Paese in regime di "concorrenza" tra opinioni e
programmi e l'articolo 39 che regolamenta i sindacati i quali debbono
essere registrati e chiamati per stipulare contratti
con gli imprenditori a difesa dei lavoratori.
Così ci sembra che i sindacati non facciano il loro mestiere ed
abbiano invece inquinato le acque della politica.
Ricordiamo
che i sindacati sono finanziati, oltre che dallo Stato, anche
da una tassazione alla fonte sugli stipendi e sulle pensioni,
ivi comprese quelle di reversibilità, dove anche i morti
contribuiscono alla sopravvivenza dell'organizzazione sindacale e alla
loro radiosa "marcia verso il sol dell'avvenire" e dove
oltre la metà degli iscritti sono pensionati di qualsiasi colore
politico ed utenti dei
CAF (centri di assistenza fiscale).
Per
la cronaca i CAF prendono minimo 10 Euro per ogni predisposizione ed
invio delle dichiarazioni dei redditi dei loro assistiti.
Ci
chiediamo dove stia veramente l'uguaglianza
e chi sia il più debole da difendere in questo bailamme di
fatti e misfatti.
Chi
è il più debole allora, il disoccupato?
O
il lavoratore trentenne che dovrà in futuro sborsare un terzo del suo
stipendio per pagare le pensioni di anzianità al cinquantenne col
secondo lavoro a scapito del pensionato di vecchiaia al minimo della
sopravvivenza?
Il
giovane professionista o imprenditore?
O
il soprintendente che controlla il suo operato e lo fa fallire in nome
della difesa dei lavoratori poi ridotti in cassa integrazione?
Chi
è il più debole, il lavoratore della piccola impresa artigiana delle
Marche o dell'Umbria o della Puglia?
O
il lavoratore garantito della grande industria di Torino?
E
ancora andando in alto: il regista - intellettuale finanziato dallo
Stato e dagli amici di partito o un creativo sceneggiatore di
provincia con idee nuove?
Il
professor Zaccaria, ex Presidente Rai con qualche centinaio di milioni
l'anno di stipendio o il piccolo imprenditore che tenta di creare dal
nulla una piccola TV locale?
Due
lavori, due pesi e due misure, lavoro nero e lavoro rosso!
Roma,
2 aprile 2002
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