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IL VICARIO DI CRISTO IN PARLAMENTO
di Luigi Piccarozzi



Il Sommo Pontefice a Montecitorio

 

 


 




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo del Discorso di Sua Santità Giovanni Paolo II, tenuto durante la sua visita al Parlamento italiano.
Roma, 14 novembre 2002 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per la prima volta, giovedì 14 novembre 2002, un Papa si è recato in visita ufficiale al Parlamento italiano, riunito in seduta comune nell’Aula di Montecitorio.

Un evento storico e solenne, degno di questo amato e granitico Pontefice, sempre protetto dalla Vergine Maria.

Le immagini, con la sedia papale bianca posta sul più alto scranno, con a fianco quelle dei “padroni di casa”, il Presidente del Senato Pera ed il Presidente della Camera Casini, presenti il Presidente della Repubblica Ciampi, l’ex Presidente Scalfaro, tutte le più alte cariche dello Stato ed il Governo al completo, hanno sicuramente evocato antiche rimembranze.

Quando il Vicario di Cristo, Sommo Pontefice, Vescovo di Roma ecc.,  era anche Re dello Stato Pontificio, di cui Roma, con il Vaticano, era la capitale.   

E da Re è apparso sia il trattamento ricevuto, con onori mai tributati a nessun’altro Capo di Stato, sia il discorso proferito da Sua Santità Giovanni Paolo II.

In effetti il Papa è comunque il Capo di uno Stato, la Città del Vaticano.

Soprattutto, “il romano Pontefice, quale successore di Pietro, è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della massa dei fedeli” (Lumen Gentium, 23).

Proprio quest’ultimo aspetto ha rappresentato tutta l’importanza del messaggio pontificio.  

Un discorso illuminato e molto cordiale nei confronti del popolo italiano e dei loro rappresentanti, che ha voluto toccare vari argomenti, tutti fondamentali, sui quali erano già trapelate alcune indiscrezioni, prima fra tutte la questione del sovraffollamento  delle carceri e della riduzione di pena per i condannati.

Ebbene, su questo punto, sicuramente importante, i mass media e le trasmissioni televisive hanno focalizzato la loro attenzione. Chissà perché?

Analizzando invece l’intero discorso del Papa, mi sono accorto che gli altri punti non sono certo da meno, anzi, ed è per questo che ho voluto parlarne a distanza di due giorni, a riflettori spenti.

Prima di tutto il Papa si è soffermato sul rispetto dei diritti umani universali, troppo spesso calpestati e non riconosciuti:

“Come non sentire l'impegno, ad esempio, di continuare ad offrire al mondo il fondamentale messaggio secondo cui, al centro di ogni giusto ordine civile, deve esservi il rispetto per l'uomo, per la sua dignità e per i suoi inalienabili diritti?

A ragione già l'antico adagio sentenziava: Hominum causa omne ius constitutum est. E' implicita, in tale affermazione, la convinzione che esista una 'verita' sull'uomo, che si impone al di là delle barriere di lingue e culture diverse.

In questa prospettiva, parlando davanti all'Assemblea delle Nazioni Unite nel 50esimo anniversario di fondazione, ho ricordato che vi sono diritti umani universali, radicati nella natura della persona, nei quali si rispecchiano le esigenze oggettive di una legge morale universale. Ed aggiungevo: 'Ben lungi dall'essere affermazioni astratte, questi diritti ci dicono anzi qualcosa di importante riguardo alla vita concreta di ogni uomo e di ogni gruppo sociale. Ci ricordano che non viviamo in un mondo irrazionale o privo di senso, ma che, al contrario, vi è una logica morale che illumina l'esistenza umana e rende possibile il dialogo tra gli uomini e tra i popoli' (Insegnamenti di Giovanni Paolo II, vol. XVIII/2, 1995, p. 732).”

Ma per poter rispettare noi stessi ed il prossimo è necessario che l’uomo impari la cultura di essere uomo, che conosca, che apprenda il valore della persona umana, non per ciò che ha, ma per ciò che è:

“L'uomo vive di un'esistenza autenticamente umana grazie alla cultura. E' mediante la cultura che l'uomo diventa più uomo, accede più intensamente all' 'essere' che gli è proprio. E' chiaro, peraltro, all'occhio del saggio che l'uomo conta come uomo per ciò che è più che per ciò che ha.

Il valore umano della persona è in diretta ed essenziale relazione con l'essere, non con l'avere. Proprio per questo una Nazione sollecita del proprio futuro favorisce lo sviluppo della scuola in un sano clima di libertà, e non lesina gli sforzi per migliorarne la qualità, in stretta connessione con le famiglie e con tutte le componenti sociali, così come del resto avviene nella maggior parte dei Paesi europei. Non meno importante, per la formazione della persona, è poi il clima morale che predomina nei rapporti sociali e che attualmente trova una massiccia e condizionante espressione nei mezzi di comunicazione: è questa una sfida che chiama in causa ogni persona e famiglia, ma che interpella a titolo peculiare chi ha maggiori responsabilità politiche e istituzionali”.

Il Papa ha poi incentrato l’attenzione sull’Unione europea, da non vedere solo sotto l’aspetto economico-politico e consumistico, ma sollecitando l’impegno a costruire la nuova Europa su fondamenti etici, presupposto necessario per una durevole stabilità:   

“E' quindi necessario stare in guardia da una visione del Continente che ne consideri soltanto gli aspetti economici e politici o che indulga in modo acritico a modelli di vita ispirati ad un consumismo indifferente ai valori dello spirito.
Se si vuole dare durevole stabilità alla nuova unità europea, è necessario impegnarsi perchè essa poggi su quei fondamenti etici che ne furono un tempo alla base, facendo al tempo stesso spazio alla ricchezza e alla diversità delle culture e delle tradizioni che caratterizzano le singole nazioni.

Da ultimo, Sua Santità non poteva non affrontare un tema a Lui molto a cuore, forse il più importante, la pace e la solidarietà:

“Il nuovo secolo da poco iniziato porta con sé un crescente bisogno di concordia, di solidarietà e di pace tra le Nazioni: è questa infatti l'esigenza ineludibile di un mondo sempre più interdipendente e tenuto insieme da una rete globale di scambi e di comunicazioni, in cui tuttavia spaventose disuguaglianze continuano a sussistere.
Purtroppo le speranze di pace sono brutalmente contraddette dall'inasprirsi di cronici conflitti, a cominciare da quello che insanguina la Terra Santa. A ciò s'aggiunge il terrorismo internazionale con la nuova e terribile dimensione che ha assunto, chiamando in causa in maniera totalmente distorta anche le grandi religioni. Proprio in una tale situazione le religioni sono invece stimolate a far emergere tutto il loro potenziale di pace, orientando e quasi "convertendo" verso la reciproca comprensione le culture e le civiltà che da esse traggono ispirazione”.

Congedandosi dagli illustri ospiti, Giovanni Paolo II, ha voluto rivolgere una preghiera all’Altissimo:

“Illustri Rappresentanti del Popolo italiano, dal mio cuore sgorga spontanea una preghiera: da questa antichissima e gloriosa Città - da questa "Roma onde Cristo è Romano", secondo la ben nota definizione di Dante (Purg. 32, 102) - chiedo al Redentore dell'uomo di far sì che l'amata Nazione italiana possa continuare, nel presente e nel futuro, a vivere secondo la sua luminosa tradizione, sapendo ricavare da essa nuovi e abbondanti frutti di civiltà, per il progresso materiale e spirituale del mondo intero. Dio benedica l'Italia! ".

Grazie, Santità, ne abbiamo proprio bisogno!

Speriamo solo che, dopo il cerimoniale, gli onori e l’accoglienza per il Vicario di Cristo e Successore di Pietro, non sia tutto fumo e mettano in pratica quello che ha detto.


Roma, 16 novembre 2002