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I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                                                             Inside Man

 

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Uno Spike Lee fuori ordinanza è il regista di Inside Man, film nel cui titolo c’è già un indizio sulla verità dell’intricata tessitura di cui si compone… La vicenda inizia come un action-movie qualunque: una rapina alla Manhattan Trust nel cuore di New York da parte di un manipolo di malviventi guidati da un certo Dalton Russell (Clive Owen), ostaggi all’interno che hanno paura ma che tutto sommato vengono pure trattati bene, all’esterno la polizia che asserraglia il palazzo con il capitano dell’Unità d’emergenza Darius (Willem Dafoe) che chiama prontamente i negoziatori Keith Frazier (Denzel Washington) e Bill Mitchell (Chiwetel Ejiofor), il patron della banca Arthur Case (Christopher Plummer) che chiama la plenipotenziaria Madeline White (Jodie Foster) per cercare di risolvere la faccenda a modo suo. Iniziano i contatti tra malviventi e negoziatori, con un braccio di ferro tra Russell e Frazier fatto di offerte e controfferte - una soluzione rapida da una parte, un aereo dall’altra - con la White che riesce ad insinuarsi nelle trattative offrendo denaro a Russell per recuperare quello che Case rivuole assolutamente. Tuttavia qualcosa non quadra. Russell prende tempo, chiede qualcosa che sa benissimo che non avrà mai, manda a spasso i negoziatori mentre i suoi compari lavorano sul retro del caveau della banca; pure vedere l’esecuzione di uno degli ostaggi ad uso e consumo della polizia che li tiene sotto stretta sorveglianza con innumerevoli telecamere piazzate all’interno. Tuttavia qualcosa continua a non essere quello che sembra, fino a quando i tempi si fanno troppo stretti, la polizia decide di fare irruzione e nella baraonda che ne consegue malviventi ed ostaggi si confondo tra loro fuoriuscendo in massa dalla banca. Polizia beffata? Sì. Banca svaligiata? No. Alla fine manca solo il contenuto di una singola (e non registrata) cassetta di sicurezza, quella del magnate Case, vera traccia che condurrà Frazier verso la verità.
Quello di Spike Lee è un meccanismo funzionante alla perfezione, capace di intorpidire le acque con intelligenza e sagacia, riuscendo a non irritare chi guarda con virate scorrette o non plausibili, senza far dimenticare al regista di celebrare la sua amatissima NY (il “We will never forget” stampato su una bandiera a stelle e strisce in una scena del film buca lo schermo). Certo, a questo tipo di spettacolo bisogna sempre concedere un sospiro di rassegnazione nel vedere come gli sceneggiatori yankee ritengano tutte le banche USA degli immani colabrodi, ma superato questo entrerete in una trama davvero pregevole. Inside Man è il classico pop-corn movie interpretato da una pletora di star di sicuro appeal, partendo da un Denzel Washington sempre monumentale, passando attraverso una Foster in un ruolo cucitole addosso come guanto, approdando all’Owen con barba incolta che è credibilissimo come delinquente mosso da uno spirito nobile. 

Due (nuove) star per l’ultima trasposizione cinematografica di uno dei miti romantici di sempre, quello che porta all’impossibile amore tra Tristano (James Franco, tra i protagonisti dei due Spider Man) & Isotta (Sophia Myles intravista in Underworld). All’epoca della caduta dell’Impero romano gli inglesi erano sottoposti alla tirannia del re irlandese Donnchadh. Lord Marke (Rufus Sewell) cerca in ogni modo di pacificare lo scacchiere inglese per creare una nazione vera ed ha in Tristano il suo cavaliere più ardimentoso, colui che Marke ha cresciuto sin da bambino dopo che egli perse i genitori sterminati dagli irlandesi. Quando Tristano viene mandato in battaglia ed è ferito in modo tale da crederlo praticamente morto, il cavaliere riesce a salvarsi grazie alle cure di Isotta, che prima lo medica e poi si innamora di lui. I due vivono una travolgente storia d’amore, almeno fino a quando Tristano non dovrà fare ritorno in Inghilterra, rivedendo poi Isotta solo tempo dopo: quando “la vincerà” in un torneo organizzato da re Donnchadh per dividere ancora di più gli amici. Isotta finisce così sposa di Marke, dilaniando l’animo di Tritano, diviso tra l’amore per la ragazze e l’affetto per quello che praticamente considera un padre. Tuttavia, per entrambi, rinnegare la passione non è affatto cosa semplice, spingendo il limite dei loro incontri sempre più in là fino alla conseguenza estrema.
Tristano & Isotta, diretto da Kevin Reynolds (nonché prodotto dalla premiata famiglia Scott, Ridely e Tony), riesce diligentemente nel compito di creare un’atmosfera medievale e sovraccaricarla di sentimentalismi da grande schermo, tuttavia fallisce nel ritmo ed in una dilatazione dei tempi che alla fine risulta eccessiva. La sensazione è quella di un film che poggia su spalle troppe esile: l’aria da paggetto con occhi perennemente lucidi di Franco non basta, così come non bastano le chiome svolazzanti della Myles. Ma siamo sicuri che molte ragazzine (nonché signore dello spettacolo pomeridiano) si faranno rapire dal Tristano (s)vestito in simili Cavalli, collezione primavera/estate.

E c’è una lucente stella protagonista anche di Indian - La grande sfida, ed è un gigionesco Anthony Hopkins, che con sguardo ceruleo e irresistibile aria senile porta a termine un film diretto da Roger Donaldson raccontando la storia (vera) di Burt Munro, un ostinato neozelandese che nel 1967 condusse la sua artigianalissima Indian a stabilire il record del mondo di velocità sulle saline di Bonneville, nello Utah. Un po’ deriso da tutti, convinti che in fondo fosse solo un vecchio pazzo con idee strampalate, Munro partì dalla lontana Nuova Zelanda pagandosi il viaggio facendo il cuoco su una nave da cargo ed approdò a Los Angeles, dove aiutato da una concierge (si fa per dire…) di un motel - il travestito Tina Washington, interpretato da Chris Williams - riesce a mettersi sulla strada per Bonneville, passando anche attraverso l’incontro con un’anziana vedova ancora piuttosto arzilla ed un indiano d’America, raggiungendo alla fine Bonneville e seducendo gli altri partecipanti con i suoi modi appassionati e schietti. Dopo aver messo a posto la scalcinata moto, Munro riesce nell’impossibile: stabilisce quel record di velocità per una Indian che tutt’oggi è ancora imbattuto, creando intorno a sé un’aurea di mito da ergere ad esempio per tutti gli appassionati del fast & furious.

In Nanny McPhee (Tata Matida), con Emma Thompson (che il film l’ha anche sceneggiato, traendo la storia dalla serie di libri per bambini “Nurse Matilda” di Christianna Brand), Colin Firth e Angela Lansbury, vi sono i sette bambini Brown - Simon, Tora, Eric, Lily, Christianna, Sebastian e Baby Aggy - che una volta rimasti senza la mamma, decisi a fare uscire di senno il padre (Firth), riescono a mandare via a gambe levate ogni tata che il buon Sig. Brown ha l’ardire di assumere. Scherzi più o meno terribili, angherie, urla isteriche e un sonno mai raggiunto fanno dei pargoli Brown lo spauracchio di ogni agenzia di tata che si rispetti, tanto che la cuoca dice che “nevicherà in agosto prima che questa famiglia si metta in riga”. Almeno fino a quando il vento non porta dritta dritta in casa Brown Nanny McPhee (Thompson), una tata tragicamente brutta e severa, con bastone del comando fermamente serrato tra le mani, che prende in consegna la situazione portando i ragazzi ad apprendere, dopo esorcismi e buonismo in quantità paritaria, le cinque regole che faranno di loro dei pupi belli e rispettosi. Facendo anche nevicare (letteralmente) in agosto.
Nanny McPhee è una lezione di educazione infantile sotto le mentite spoglie di un film ipercolorato e molto divertente. Emma Thompson si appropria di naso finto e bitorzoli ripugnanti, fa ballare gli asini e duella con una zia-caricatura (una debordante Angela Lansbury), coinvolgendo il solito Firth dallo sguardo perennemente fisso sulla stessa intensità (quello del malcapitato perso in mezzo ad una bufera che non sa bene da dove questa provenga), riabilitando alla fine “quella brutta razza delle matrigne”. Attenzione a Baby Aggy, dentino e cuffietta che ne fanno il fratellino del Baby Herman di Chi ha incastrato Roger Rabbit?

Secondo film dedicato ai bambini è Zathura – Un’avventura spaziale, dove una volta che il padre (Tim Robbins) lascia da soli Danny e Walter (Jonah Bobo e Josh Hutcherson), i due fratellini di 6 e 10 anni riescono a litigare su ogni cosa. Cacciato da Water con un montavivande nello scantinato di casa, Danny trova un vecchio ed impolverato gioco da tavolo: Zathura. Dopo il rifiuto del fratello, Danny inizia a giocare da solo, facendo finire letteralmente i due (con tutta la loro casa) nel mezzo del gioco, tra navicelle spaziali e piogge di meteoriti, attacchi alieni ed un astronauta da salvare in un Jumanji dell’iper-spazio.
Dovrebbe essere per i più piccoli anche Terkel in trouble, film d’animazione in 3D che in Italia ha le voci di Elio e le storie tese, Claudio Bisio e Lella Costa. In realtà non lo è affatto, perché i protagonisti di questo successo di marca danese sono ragazzini sboccati di una scuola frequentata da Terkel e dai suoi amici. Pestati i due bulli che lo perseguitano dallo zio con manie marinare, Terkel si ritrova a dover fuggire dalla inevitabile rappresaglia, finendo però nel bel mezzo di un guaio ancora più grosso, con una compagna (la cicciona della classe) che si butta giù dalla finestra e le minacce di morte che iniziano ad arrivargli a casa. Tra slang più o meno giovanilistico, inframmezzato dalle canzoni di Elio e soci, Terkel in trouble passa via divertendo solo nella estremizzazione dei suoi personaggi (una madre perennemente con sigaretta in mano, una sorella rotolante, un padre capace di dire solo “no”).

In un fine settimana dove Hollywood domina nelle nuove uscite, debutta anche Incontri d’amore, storia di un quadrilatero sessuale/amoroso che si instaura tra una coppia di coniugi innamorati ma forse un po’ stanchi (Sabine Azema e Daniel Auteuil), lui in pensione da poco, lei pittrice in cerca di ispirazione, ed una seconda coppia (Sergi Lopez - bravissimo – e Amira Casar), il sindaco cieco del paesino di collina dove i primi si trasferiscono e sua moglie. Quando la casa del sindaco va a fuoco i nuovi amici ospitano volentieri la coppia, dando così vita ad un tira e molla che porterà a conseguenze in fondo attese da tutti, ma che nessuno aveva veramente il coraggio di cercare. Tante parole e tanti silenzi, una verdeggiante campagna e qualche reazione infantile di troppo; ed un consiglio: tassativamente sconsigliato a coppie vagamente in crisi con stomaci deboli.
Ed infine l’italiano Sono tornato al nord, diretto da Franco Diaferia ed interpretato da Franco Neri (star di “Zelig Circuì” e “Striscia la notizia”), che anche qui fa la parte del calabrese che è arrivato al nord armi e bagagli, stavolta per aiutare lo zio in un’impresa (che poi è di pulizie), scoprendo per caso nello studio di un notaio di essere il beneficiario di un’ingente eredità.

Il caimano alla fine riesce nell’impresa: nel week-end del 01 aprile va in testa alla classifica degli incassi, mandando Il mio miglior nemico al terzo posto, battuto anche dalla new-entry Basic Instinct 2 (secondo). Altro debutto al quarto posto: è A casa con i suoi, che manda giù La pantera rosa (quinto), Notte prima degli esami (sesto) e Final destination 3 (settimo). Entra in ottava posizione 8 amici da salvare, appena meglio di Solo 2 ore (nono). Chiude la decima piazza di V per Vendetta.

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 07 aprile 2006