Le digressioni fuori registro
di Carlo Verdone hanno spesso
sortito effetti apprezzabili ma anche cadute fragorose. Testimone suo
malgrado del (mal)costume sociale di questa nostra Italietta, Verdone da qualche anno a questa parte ha abbandonato il ruolo di
“inventa macchiette” per dedicarsi a delle tessiture più armoniche,
dove a farla da padrona sono le debolezze dei suoi personaggi. In Il mio miglior nemico il regista
romano prende il canovaccio del rapporto padre/figlio che aveva già messo
in scena con Alberto Sordi,
passando a sua volta da figlio a padre (putativo) di Silvio
Muccino.
Achille De Bellis (Verdone) è un
importante manager di una catena alberghiera di proprietà della moglie
Gigliola (Agnese Nano) e del cognato Guglielmo (Paolo Triestino). Felice e contento, disturbato solo da una moglie
psicotica che è infervorata alla ricerca del miglior centrotavola di fiori
per l’anniversario d’argento, Achille intrattiene allegramente anche la
cognata Ramona (Corinne Jiga). La
vita del manager naufraga quando incontra Orfeo (Muccino),
un ventitreenne convinto a vendicare la madre Annarita (Sara Bertelà), licenziata ingiustamente - secondo lui - per un
furto non commesso. Orfeo inizia a pedinare Achille, lo tormenta,
incastrandolo con delle fedifraghe foto che lo ritraggono con la cognata in
posizioni inequivocabili. Intanto, casualmente, il ragazzo ha conosciuto
Cecilia (Ana Caterina Morariu) -
senza sapere che lei in realtà sia la figlia di Achille - studentessa in
crisi che vorrebbe lasciare Londra dove si è trasferita. La sera
dell’anniversario dei De Bellis, Orfeo decide che è il momento di
assestare il colo finale, mostrando a tutti le foto incriminanti. Così, una
volta che il suo miglior nemico ha perso tutto (casa, famiglia, lavoro),
Orfeo sembrerebbe contento, ma Cecilia è sparita, abbandonando padre
assente e fidanzato sfascia-famiglia. Alleandosi, scoprendo reciproche
debolezze e dolori mai sopiti, i due fanno fronte comune per ritrovare la
ragazza permettendo ad ognuno di loro, a suo modo, di recuperare il rapporto
con Cecilia.
Il mio miglior nemico promette,
promette, ma si dimentica di mantenere alla fine. Con una storia scritta a
ben otto mani (oltre a Verdone/Muccino
vi hanno partecipato anche Pasquale
Plastino e Silvia Ranfagni),
il bandolo della matassa si perde con una facilità imbarazzante. Il film è
così disseminato di divagazioni e bivi, imboccature di argomenti di cui non
poi non ci fa vedere la fine e si risolve con un viaggio parallelo dei due
protagonisti del tutto inutile nell’economia della storia. Per chi cerca
il Verdone che annaspa nelle situazioni più improbabili - riemergendo
con la sua mimica facciale sempre spassosa - si divertirà molto, tuttavia
per chi sperava che avesse fatto un ulteriore passo in avanti (come
controprova al precedente L’amore
è eterno finchè dura che si disancorava da certi cliché), dovrà
aspettare la prossima occasione. Per quanto riguarda baby Muccino, il ruolo – che si è scritto da solo – è quello del
“guarda quanto sono giovane”, e di conseguenza ben presto
l’irritazione raggiunge vette indimenticabili a furia di sentire e
risentire termini quali “zincato,
motorello, parli come Ugo
Foscolo”.
Un giorno per sbaglio è scritto e
diretto da Julian Fellows, uno
che sul proprio camino di casa ha un Oscar per la sceneggiatura
dell’istrionico Gosford
Park di Robert Altman.
Abbandonato quel particolarissimo sistema sociale che gli permise di
intrecciare una storia pressoché inattaccabile, qui invece decide che è il
caso di tornare nella media più anonima col pretesto di un matrimonio in
cui nemmeno un tradimento ormai consolidato - ed un cadavere abbandonato per
strada - riescono ad accendere una qualche scintilla di reazione.
L’unione tra James e Anne Manning (Tom
Wilkinson ed Emily Watson) è di quelle che l’austera Inghilterra si fregia di
coltivare con secolare dedizione, dove lui è avvocato di fama nella City,
inscalfibile sul piano personale, mentre lei è la perfetta abbinatrice di
tende e cuscini (viatico per la disperazione casalinga) che rende il marito
orgoglioso ad ogni party. Insieme si dividono tra una verde residenza in
campagna da vivere nel fine settimana ed un delizioso appartamento nella
Londra che conta. Vita serena ed agiata, facciata invidiabile, tuttavia
dietro vi è un silenzio fatto di pretese sfibranti (quelle di lui) e la
sensazione di vivere sotto esame continuo (quella di lei). Il quadro inizia
a tingersi di fosco quando, dopo un ricevimento dai Manning, il marito della
donna delle pulizie viene ritrovato morto sul ciglio della strada, ucciso da
un’auto pirata. Le indagini partono alla ricerca di un fuoristrada di
grossa cilindrata, così James nota per caso un graffio su un mezzo del
genere appartenente a Bill Bule (Rupert
Everett), aristocratico inglese dell’upper class - che a Gosford Park
avrebbe fatto la propria figura. Sospettando ed indagando con fare mellifluo
James viene a capo di una verità piuttosto inattesa per lui, che alla fine
coinvolgerà i tre in un turbine fatto di scoperte e risentimenti, di trame
occulte e resa dei conti matrimoniali, in una storia slabbrata e senza
mordente che arriva al punto di far mettere in bocca ad una moglie - che si
rivolge al marito, riferendosi al loro rapporto - la parola “scortesia”,
passo decisivo verso il burrone della glacialità.
Nel fine settimana arriva in
sala anche un altro film italiano, La
fiamma sul ghiaccio di Umberto Marino. Fabrizio (Raoul
Bova) è un professore di matematica affetto dalla sindrome di Asperger
- malattia che affonda le proprie radici nell’autismo - che gli impedisce
di provare emozioni e quindi di creare dei normali rapporti interpersonali.
Di Fabrizio si innamora Caterina (Donatella
Finocchiaro), barbona che convince anche l’uomo a non prendere più le
medicine ed a recarsi in un santuario per chiedere una grazia. Il miracolo
non arriva, ma l’episodio porta Fabrizio ad entrare in contatto con
Caterina (anche fisicamente), portando così l’uomo verso la scoperta di
qualcosa che prima le medicine gli inibivano. Quando viene colpito da
un’altra crisi ed è costretto ad assumere i suoi farmaci, l’effetto è
che Fabrizio non ricorda più nemmeno chi Caterina sia.
Chiudiamo con altri due
titoli. Il primo è L’incubo
di Darwin, docu-inchiesta di Hubert
Sauper, che ha per protagonista l’inquietante storia con al centro il
lago Vittoria ed il fiorire del commercio internazionale che si dipana dalla
sue sponde. Dal 1954, data in cui nel lago fu introdotta la parca,
tonnellate di pescato del pesce predatore vengono spediti su cargo di varia
nazionalità, incrementando un florido mercato mondiale. La domanda che il
film si fa è: ma allora se il commercio è così redditizio ed il piccolo
aeroporto del luogo è sempre affollatissimo, perché la popolazione vive in
modo indigente alimentando una catena degli orrori che porta a pescatori
morti ed a vedove costrette a prostituirsi, diffondendo così AIDS e HIV? La
risposta non è tanto in quello che i cargo portano via dall’Africa, bensì
quello che al loro arrivo - quando in teoria dovrebbero essere vuoti -
lasciano nel Continente Nero.
C’è una fotografia dell’Africa (il Burkina Faso) anche in Moolaadè
del regista ottantatreenne Sembene
Ousmane, dove sei bambine fuggono per evitare la Salindè, l’orrenda
pratica dell’infibulazione. Due delle bambine muoiono cadendo in un fosso,
mentre le altre quattro riescono a trovare asilo presso la Casa di Collè
Ardo, rifugio che applica l’antica legge del diritto all’asilo (il
Moolaadè appunto). Nella casa le bambine vengono accolte da un gruppo di
donne che vivono un travaglio interiore, divise come sono tra la voglia di
emancipazione e di riforma, ed il rispetto dei propri valori tradizionali
tramandati negli anni.
Nel week-end compreso tra il 3
ed il 5 marzo continua il dominio di Notte
prima degli esami, che tiene la testa della classifica degli
incassi e arriva a sfiorare quota 6 milioni di euro totali. Debutta secondo Wallace
& Gromit: La mediazione del coniglio mannaro, mentre Syriana
scivola al terzo posto. Entra quarto The
weather man – L’uomo delle previsioni, facendo così slittare
al quinto gradino Hostel.
A seguire (anche questa una nuova entrata) Proof
– La prova, sesto davanti alla settima piazza di La
terra ed all’ottava di The
constant gardener – La cospirazione. Si avviano ad uscire dalla
top-ten Prime
(nono) e Casanova
(decimo).
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