MINISTERO PER I BENI CULTURALI E AMBIENTALI  |  Official Web Site  |

MOMENTO-SERA  Quotidiano di Informazioni.

Fondato nel 1946

ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA  |  Official Web Site  |

                 

I FILMS DELLA SETTIMANA

a cura di Ross Di Gioia

                                                             Il mio miglior nemico

 

Top page
Mappa del sito

Le digressioni fuori registro di Carlo Verdone hanno spesso sortito effetti apprezzabili ma anche cadute fragorose. Testimone suo malgrado del (mal)costume sociale di questa nostra Italietta, Verdone da qualche anno a questa parte ha abbandonato il ruolo di “inventa macchiette” per dedicarsi a delle tessiture più armoniche, dove a farla da padrona sono le debolezze dei suoi personaggi. In Il mio miglior nemico il regista romano prende il canovaccio del rapporto padre/figlio che aveva già messo in scena con Alberto Sordi, passando a sua volta da figlio a padre (putativo) di Silvio Muccino.
Achille De Bellis (Verdone) è un importante manager di una catena alberghiera di proprietà della moglie Gigliola (Agnese Nano) e del cognato Guglielmo (Paolo Triestino). Felice e contento, disturbato solo da una moglie psicotica che è infervorata alla ricerca del miglior centrotavola di fiori per l’anniversario d’argento, Achille intrattiene allegramente anche la cognata Ramona (Corinne Jiga). La vita del manager naufraga quando incontra Orfeo (Muccino), un ventitreenne convinto a vendicare la madre Annarita (Sara Bertelà), licenziata ingiustamente - secondo lui - per un furto non commesso. Orfeo inizia a pedinare Achille, lo tormenta, incastrandolo con delle fedifraghe foto che lo ritraggono con la cognata in posizioni inequivocabili. Intanto, casualmente, il ragazzo ha conosciuto Cecilia (Ana Caterina Morariu) - senza sapere che lei in realtà sia la figlia di Achille - studentessa in crisi che vorrebbe lasciare Londra dove si è trasferita. La sera dell’anniversario dei De Bellis, Orfeo decide che è il momento di assestare il colo finale, mostrando a tutti le foto incriminanti. Così, una volta che il suo miglior nemico ha perso tutto (casa, famiglia, lavoro), Orfeo sembrerebbe contento, ma Cecilia è sparita, abbandonando padre assente e fidanzato sfascia-famiglia. Alleandosi, scoprendo reciproche debolezze e dolori mai sopiti, i due fanno fronte comune per ritrovare la ragazza permettendo ad ognuno di loro, a suo modo, di recuperare il rapporto con Cecilia.
Il mio miglior nemico promette, promette, ma si dimentica di mantenere alla fine. Con una storia scritta a ben otto mani (oltre a Verdone/Muccino vi hanno partecipato anche Pasquale Plastino e Silvia Ranfagni), il bandolo della matassa si perde con una facilità imbarazzante. Il film è così disseminato di divagazioni e bivi, imboccature di argomenti di cui non poi non ci fa vedere la fine e si risolve con un viaggio parallelo dei due protagonisti del tutto inutile nell’economia della storia. Per chi cerca il Verdone che annaspa nelle situazioni più improbabili - riemergendo con la sua mimica facciale sempre spassosa - si divertirà molto, tuttavia per chi sperava che avesse fatto un ulteriore passo in avanti (come controprova al precedente L’amore è eterno finchè dura che si disancorava da certi cliché), dovrà aspettare la prossima occasione. Per quanto riguarda baby Muccino, il ruolo – che si è scritto da solo – è quello del “guarda quanto sono giovane”, e di conseguenza ben presto l’irritazione raggiunge vette indimenticabili a furia di sentire e risentire termini quali “zincato, motorello, parli come Ugo Foscolo”.

Un giorno per sbaglio è scritto e diretto da Julian Fellows, uno che sul proprio camino di casa ha un Oscar per la sceneggiatura dell’istrionico Gosford Park di Robert Altman. Abbandonato quel particolarissimo sistema sociale che gli permise di intrecciare una storia pressoché inattaccabile, qui invece decide che è il caso di tornare nella media più anonima col pretesto di un matrimonio in cui nemmeno un tradimento ormai consolidato - ed un cadavere abbandonato per strada - riescono ad accendere una qualche scintilla di reazione.
L’unione tra James e Anne Manning (Tom Wilkinson ed Emily Watson) è di quelle che l’austera Inghilterra si fregia di coltivare con secolare dedizione, dove lui è avvocato di fama nella City, inscalfibile sul piano personale, mentre lei è la perfetta abbinatrice di tende e cuscini (viatico per la disperazione casalinga) che rende il marito orgoglioso ad ogni party. Insieme si dividono tra una verde residenza in campagna da vivere nel fine settimana ed un delizioso appartamento nella Londra che conta. Vita serena ed agiata, facciata invidiabile, tuttavia dietro vi è un silenzio fatto di pretese sfibranti (quelle di lui) e la sensazione di vivere sotto esame continuo (quella di lei). Il quadro inizia a tingersi di fosco quando, dopo un ricevimento dai Manning, il marito della donna delle pulizie viene ritrovato morto sul ciglio della strada, ucciso da un’auto pirata. Le indagini partono alla ricerca di un fuoristrada di grossa cilindrata, così James nota per caso un graffio su un mezzo del genere appartenente a Bill Bule (Rupert Everett), aristocratico inglese dell’upper class - che a Gosford Park avrebbe fatto la propria figura. Sospettando ed indagando con fare mellifluo James viene a capo di una verità piuttosto inattesa per lui, che alla fine coinvolgerà i tre in un turbine fatto di scoperte e risentimenti, di trame occulte e resa dei conti matrimoniali, in una storia slabbrata e senza mordente che arriva al punto di far mettere in bocca ad una moglie - che si rivolge al marito, riferendosi al loro rapporto - la parola “scortesia”, passo decisivo verso il burrone della glacialità.

Nel fine settimana arriva in sala anche un altro film italiano, La fiamma sul ghiaccio di Umberto Marino. Fabrizio (Raoul Bova) è un professore di matematica affetto dalla sindrome di Asperger - malattia che affonda le proprie radici nell’autismo - che gli impedisce di provare emozioni e quindi di creare dei normali rapporti interpersonali. Di Fabrizio si innamora Caterina (Donatella Finocchiaro), barbona che convince anche l’uomo a non prendere più le medicine ed a recarsi in un santuario per chiedere una grazia. Il miracolo non arriva, ma l’episodio porta Fabrizio ad entrare in contatto con Caterina (anche fisicamente), portando così l’uomo verso la scoperta di qualcosa che prima le medicine gli inibivano. Quando viene colpito da un’altra crisi ed è costretto ad assumere i suoi farmaci, l’effetto è che Fabrizio non ricorda più nemmeno chi Caterina sia.

Chiudiamo con altri due titoli. Il primo è L’incubo di Darwin, docu-inchiesta di Hubert Sauper, che ha per protagonista l’inquietante storia con al centro il lago Vittoria ed il fiorire del commercio internazionale che si dipana dalla sue sponde. Dal 1954, data in cui nel lago fu introdotta la parca, tonnellate di pescato del pesce predatore vengono spediti su cargo di varia nazionalità, incrementando un florido mercato mondiale. La domanda che il film si fa è: ma allora se il commercio è così redditizio ed il piccolo aeroporto del luogo è sempre affollatissimo, perché la popolazione vive in modo indigente alimentando una catena degli orrori che porta a pescatori morti ed a vedove costrette a prostituirsi, diffondendo così AIDS e HIV? La risposta non è tanto in quello che i cargo portano via dall’Africa, bensì quello che al loro arrivo - quando in teoria dovrebbero essere vuoti - lasciano nel Continente Nero.
C’è una fotografia dell’Africa (il Burkina Faso) anche in Moolaadè del regista ottantatreenne Sembene Ousmane, dove sei bambine fuggono per evitare la Salindè, l’orrenda pratica dell’infibulazione. Due delle bambine muoiono cadendo in un fosso, mentre le altre quattro riescono a trovare asilo presso la Casa di Collè Ardo, rifugio che applica l’antica legge del diritto all’asilo (il Moolaadè appunto). Nella casa le bambine vengono accolte da un gruppo di donne che vivono un travaglio interiore, divise come sono tra la voglia di emancipazione e di riforma, ed il rispetto dei propri valori tradizionali tramandati negli anni.

Nel week-end compreso tra il 3 ed il 5 marzo continua il dominio di Notte prima degli esami, che tiene la testa della classifica degli incassi e arriva a sfiorare quota 6 milioni di euro totali. Debutta secondo Wallace & Gromit: La mediazione del coniglio mannaro, mentre Syriana scivola al terzo posto. Entra quarto The weather man – L’uomo delle previsioni, facendo così slittare al quinto gradino Hostel. A seguire (anche questa una nuova entrata) Proof – La prova, sesto davanti alla settima piazza di La terra ed all’ottava di The constant gardener – La cospirazione. Si avviano ad uscire dalla top-ten Prime (nono) e Casanova (decimo).

 

 

 

(r.digioia@momentosera.com)

Roma, 10 marzo 2006