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Milano
passa il testimone a Parigi per presentare le collezioni per il prossimo
autunno/inverno. Tanti gli stili ma un’unica ispirazione: rivolgersi
prevalentemente al passato per cercare la novità. Occhialoni scuri, bandana
nera, colori cupi e croci al collo in pieno stile gotico ma sexy: è questo
l’identikit delle modelle schierate da Christian Dior al Grand Palais
davanti ad un parterre che annovera tra i tanti ospiti anche Kate Hudson.
Yohyi
Yamamoto gioca invece su uno stile maschile e XL, fatto di giacche con
maniche extra long e le spalle scese, tailleur spiegazzati e ripresi e
pantaloni da uomo portati, però, con corpetti di lana steccata. I colori
dominanti sono scuri tranne qualche tocco argento in stile “tye and dye”.
Il prossimo inverno sarà all’insegna della naturalezza per Jean Paul
Gaultier: “dovremmo apprendere dagli animali l’eleganza e la spontaneità
innata” dichiara lo stilista per giustificare il gatto pelato canadese e
le civette: animali in via d’estinzione da proteggere.
Un tema
ricorrente è il volto ricoperto dal velo, tant’è che quasi tutto è
ricoperto di tulle nero, come i tubini strizzati, che va anche sotto a
gonfiare le gonne a palloncino decisamente retrò.
Per
Yves Sain Laurent, l’italiano Stefano Pilati ha scelto gonne gonfie sui
fianchi e strette all’orlo, lunghe
4 centimetri
sopra il ginocchio;
tanti fiocchi e rose e cappotti di vernice. Le scollature degli abiti sono
praticamente inesistenti sul decoltè ma lasciano completamente scoperta la
schiena che diventa una potentissima arma di seduzione.
Mentre le ragazze di Stella Mc Cartney adorano il denim effetto seconda
pelle, la maglia lavorata in miniabiti e bluse grigio perla e gli stivali a
stiletto. Per le serate eleganti invece si infilano negli abiti grafici
bianchi e neri a taglio impero con scollatura a cuore iperfemminile.
Felice
esordio per Peter Dundas, subentrato a Vincent Darrè nel ruolo di direttore
artistico della maison Ungaro, che, per riportare la griffe al successo del
passato, propone abitini dai colori decisi e dai sapienti drappeggi,
corsetti in cocco, boleri di piume e pellicce “bagnate” nell’oro, per
aggiungere un tocco ancora più lussuoso.
Ritorno ai sixties ed al bon ton di Mademoseille Coco per la collezione di
Chanel la quale riesce a mischiare le robe manteaux di taffettà,
l’inossidabile tailleur, ridotto però a minigonna e una nuova maxi borsa
in vernice blue ottanio, il tutto con qualche citazione gotica.
Lo
storico ristorante Laperouse, nato nel 1766, è stato la splendida cornice
della sfilata di Miu Miu, marchio di Prada, al suo debutto parigino. Questo
magico ristorante in cui si respira l’800 deve avere anche ispirata
Miuccia Prada, la quale ha rivisitato in chiave moderna broccati e drappeggi
d’epoca, trasformandoli in miniabiti vertiginosi, accompagnati da zeppe
scultura in legno dorato.
Valentino ritrova il nero “perché – dice – è rassicurante e poi
basta guardarsi attorno: su 50 donne, 48 lo scelgono”. Perciò la
collezione è caratterizzata da un’estrema portabilità dei capi, come le
gonne svasate e ricamate da portare con leggere camicie sbuffanti e adornate
dai fiocchi. Dedicata all’amico Basquiat (di cui lo stilista possiede 3
quadri) è invece la seconda parte del defilé: le sue pennellate colorate
vengono trasferite ora su un jeans ora su un tubino. Per la sera,
ovviamente, il rosso: lungo e sensuale in raso o chiffon.
Marc
Jacobs, stilista americano di Louis Vuitton, ha immaginato una donna che
rompe le regole e mescola e sovrappone ogni cosa ad un’altra: la gonna in
lana bouclè sui pantaloni grigi maschili, il pull di cachemire sul tailleur
di tweed o sopra un abito. Tanti stili da personalizzare per donne
anticonformiste che, però, la sera vogliono stupire con l’abito di
rouches spumeggianti e stravedono per le maxiborse oro e argento e,
naturalmente, logatissime.
Roma,
07 marzo 2006
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