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TORINO 2006 SI ACCENDE CON UNO SHOW MEMORABILE


 

      

 

 

 

 

 

 
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È stato davvero uno show memorabile quello che due miliardi di persone in collegamento da tutto il mondo (e più di dieci milioni inchiodati davanti agli schermi italiani di RaiDue) hanno visto per l’inaugurazione dei XX Giochi Olimpici della neve.

Alle 20 in punto la poderosa macchina organizzativa si è messa in moto ed è toccato al “Signore degli Anelli”, al secolo Jury Chechi, aprire lo spettacolo colpendo con un grande martello un’incudine che sprigionava una enorme fiamma. Dopo è toccato a Carla Bruni (torinese di origine) consegnare la bandiera italiana al picchetto d’onore dei Carabinieri per la cerimonia dell’alzabandiera, dopo che l’inno di Mameli era stato intonato prima da una bambina vestita dal tricolore, poi da un poderoso coro.

Quindi è arrivato il momento delle “Scintille di Passione”, vero filo conduttore dell’evento, pattinatori velocissimi che hanno sfrecciato con particolari zaini ed elmetti con la fiamma olimpica sulla loro sommità. Alla fine della sfilata degli 80 paesi partecipanti, tutte accompagnate da musiche orecchiabili degli anni ’70, uno dei momenti più emozionanti di ogni Cerimonia d’apertura dei Giochi, per ultima – come vuole la tradizione -  entra la nazionale ospitante. L’intero stadio tributa alla nostra squadra una ovazione da leggenda, ringraziata da Carolina Kostner, nostra portabandiera e stellina del pattinaggio, preceduta dalla portacartello, Edelfa Chiara Masciotta, Miss Italia in carica e anche lei di Torino.

Poi tra danze e costumi rinascimentali con un tributo alla nostra storia, Roberto Bolle che danza sulle note dal “Futurismo al futuro” e la Ferrari guidata da Badoer che disegna sul palco i cinque cerchi olimpici sgommando con la rossa più amata, è il turno dei discorsi ufficiali: prima il presidente del Toroc (comitato organizzatore) Valentino Castellani; poi tocca al presidente del Cio (Comitato olimpico internazionale) Jacques Rogge; infine il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, accolto dalla seconda ovazione della serata, che pronuncia la fatidica frase di rito: “Dichiaro aperti i XX Giochi Olimpici invernali”.

Subito dopo entra la bandiera olimpica retta da otto donne (tra loro Sophia Loren e Manuela Di Centa), poi dopo l’inno dei Giochi cantato da Claudio Baglioni, Giorgio Rocca (attesissimo nello slalom speciale) ha giurato a nome di tutti gli atleti. E dopo la sorpresa dell’apparizione sul palco di Yoko Ono, che legge un messaggio di pace, Peter Gabriel canta “Imagine”, prima che l’attesa per il momento clou si sciolga. Alberto Tomba (tre titoli olimpici per lui) entra nello stadio con la torcia olimpica, cedendola subito dopo al quartetto medaglia d’oro della staffetta nella 4X10 km maschile a Lillehammer ’94 (De Zold, Vanzetta, Albarello e Fauner), i quali la cedono a Piero Gross (oro a Innsbruck ’76 nello slalom), che poi passa nelle mani di Deborah Compagnoni (tre ori per lei), che la dà all’ultima tedofora alle 22.34: è Stefania Belmondo che rimarrà nella storia come colei che ha acceso il braciere olimpico (disegnato da Pininfarina) che con un percorso altamente spettacolare arde a 57 metri di altezza, visibile da tutta Torino.

In chiusura Luciano Pavarotti intona il “Nessun dorma” dalla Turandot di Puccini, prima che i fuochi d’artificio suggellino una serata perfetta in cui l’Italia ha dimostrato di essersi davvero meritata (almeno fino a questo momento) l’organizzazione dei Giochi Olimpici.

 

10 febbraio 2006

 

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